Lucyfer Sam Lucyfer Sam

LP
Marzo 2016
Tiratura: 300 copie

Formato: Tag
Etichetta: Area Pirata

13.00

79 disponibili

Lucyfer Sam Lucyfer Sam

(The spark burst from night gatherings and shared stages, from a story of friendship and common experiences in years and years of rock’n’roll (mis)adventures, and made a kind of underground supergroup featuring members of Ray Daytona and Googoobombos, Killer Klown and Cannibals. Here’s their debut album!!)

Succede, a volte, che le “menti migliori di una generazione” si mettano insieme per dar vita a un progetto in cui dar sfogo alle proprie passioni comuni. È il caso dei Lucyfer Sam, sigla che vede riuniti una serie di personaggi che da più di vent’anni bazzicano la scena underground italiana.
Gente abituata a suonare nei bassifondi, a far tardi la notte, a calcare le assi di palchi scalcinati di fronte a un manipolo di fan, per il solo piacere – un piacere maudit e oscuramente perverso – di preservare la tradizione del vero rock’n’roll. Quello lontano anni luce dalle copertine patinate, dai circoletti indie, dagli ammiccamenti commerciali.

Da incontri notturni e concerti sugli stessi palchi, da una storia di amicizia e esperienze condivise in anni di (dis)avventure rock’n’roll è così scattata la scintilla che ha fatto nascere una sorta di supergruppo underground che riunisce membri di Ray Daytona and Googoobombos, Killer Klown e Cannibals.

Ray Daytona (chitarra) e Rosie (voce e basso) arrivano direttamente da Ray Daytona & The Googoobombos, la più esplosiva formazione garage-surf. Rev Jungle (voce) e She-Hellcat (voce e Farfisa) sono da sempre l’anima dei torinesi Killer Klown, sudicissima garage band torinese in pista dai medi anni Novanta. Mentre Tony Rathskeller (batteria), vecchia conoscenza della scena garage senese degli anni Ottanta, arriva in prestito dai leggendari Cannibals di Mike Spenser, i sovrani assoluti del garage trash “made in UK”.

Questo strano combo vuole celebrare un suono che si allontana, in parte, da quello delle rispettive formazioni in una sorta di omaggio, neppure troppo velato, ai propri idoli che rispondono al nome di Velvet Underground, Gun Club, Dylan, Cramps, Birthday Party, Stooges, Contortions. E la lista potrebbe continuare. Tra le fonti di ispirazione c’è anche il genio di Syd Barrett dalla cui “Lucifer Sam” (incisa dai suoi Pink Floyd) è stato “rubato” – e storpiato – il nome del gruppo. Che è poi anche il titolo del disco: undici brani ispirati e urticanti registrati e mixati su 24 tracce con strumentazione rigorosamente analogica al T.U.P. Studio di Brescia da Brown Barcella e Pierluigi Ballarin. Una vecchia volpe come l’ex-Screeching Weasel Justin Perkins, già al lavoro con Paul Collins e Tommy Stinson dei Replacements, ha poi masterizzato il disco al Mystery Room di Milwaukee. Mentre l’artwork della copertina porta la firma di Riccardo Bucchioni.

Che altro dire? Poggiate la puntina sui solchi di “Lucyfer Sam”, aprite una bottiglia di buon bourbon, abbassate le luci…e che la festa abbia inizio!

 

Roberto Calabrò
Autore di “Eighties Colours. Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni Ottanta”

TRACKLIST:

Side A
1) Black Prisoner
2) Snake
3) Song For A GooGoo
4) Jungle
5) Moon Of The Undead
6) The Boy Who Fears The Devil

Side B
1) Love Is Just A Fever
2) Screwing Dead
3) Looking For Love
4) All The Colors Of Your Love
5) Two Pachucos, Satan And Me

Consigliato:

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Recensioni:

Avete presente il blues marcio e putrescente di band come Cramps, Birthday Party e Gun Club? Quel suono scarno e ossessivo che assomiglia tanto a una litania infernale suonata per quattro ubriachi in una bettola di quart’ordine che faceva sfracelli una trentina di anni fa e poi è stato ripreso a inizio Anni Novanta? Ecco i Lucyfer Sam, il cui esordio è stato pubblicato nei giorni scorsi dalla sempre attiva Area Pirata di Pisa, sembrano proprio quella gentaglia lì. Un rock’n’roll sporco e rurale, ridotto ai minimi termini, fatto di ballate blues ma anche di accelerazioni niente male. Un  disco da ascoltare davanti a una boccia di whiskey, fumando cento sigarette alla volta. D’altra parte dietro il moniker Lucyfer Sam si celano alcuni loschi figuri che hanno calcato le scene punk’n’roll e garage italiane degli ultimi vent’anni e oltre. Parliamo di Ray Daytona e Rosie della band Ray Daytona & The Googoobombos, di Rev Jungle e She-Hellcat dei torinesi Killer Klown e di una vecchia volpe della scena anni Ottanta senese come Mike Spenser. Insomma per gli affezionati del genere davvero un super gruppo, che – forse starò diventando vecchio – offre il meglio di sé nelle ballate sporche e sudice come “The boy who fears the devil”. Ma come accade in questi casi è tutto il disco a suonare bene. Anzi male. Che in frangenti come questi è un gran bel complimento.

Diego Curcio – Genova Quotidiana 31/03/2016

 

Che la scuola del garage-punk italiano sia sempre stata florida e non abbia praticamente mai dovuto invidiare quelle straniere è cosa risaputa (a tal proposito vi consiglio, se ancora non lo avete, lo splendido Eighties Colours, vero e proprio compendio sulla scena neo-sixties nostrana).
Quella fiamma che rese grandi nomi come Sick Rose e Pikes in Panic non si è certo spenta con il trascorrere degli anni ma ha anzi dato vita ad altrettanto valide formazioni. Tra queste vanno citate obbligatoriamente gli sporchi e scorretti punk-rockers Killer Klown (ricordo due date da noi organizzate nelle quali i nostri diedero il “meglio” di loro stessi) ed i grandissimi garage/surfers Ray Daytone & the Googoobombos. Ebbene, due membri per ognuna di queste storiche band si sono uniti per dar vita a questo sublime super-gruppo, ed assieme ad un altro losco personaggio come il batterista Tony Rathskeller (che oltre a suonare con i suoi Rathskellers sei è recentemente unito a quel pazzo di Mike Spenser, anima e cuore dei mitici Cannibals) hanno inciso questo splendido disco. I Lucyfer Sam però non sono una band garage o surf ma un combo di rock’n’roll lercio e pericoloso, dall’attitudine ubriaca e dai suoni urticanti. Tanto è bello questo album che non avrebbe senso indicare una canzone o l’altra per farne capire la grandezza ed ho quindi deciso che, a costo di annoiarvi, analizzerò il disco in questione in tutta la sua interezza. Partiamo ovviamente dal lato A (questa raccolta esce solo in versione vinilica); il primo pezzo è Black Prisoner , un insano connubio fra i Cramps ed i Rolling Stones più ipnotici, in poche parole una vera e propria delizia, lo segue Snake , che sembra estratto da uno dei primi album di Nick Cave & the Bad Seeeds (quelli più urticanti e meno cantautorali); Song For A GooGoo è un brano punk che deve tanto al blues (o il contrario fate voi), Jungle è sempre musica del diavolo ma sofferta e dolente e dal pathos delirante, mentre Moon Of The Undead è un rock’n’roll malato suonato con spirito settantasettino e che evoca nuovamente la band del duo Lux Interior/Poison Ivy quanto i Meteors, chiude la facciata The Boy Fears The Devil, canzone che mixa influenze del Tom Waits più selvatico ed i Pogues più riflessivi, lo so che sembra difficile da comprendere ma ascoltatela e vedrete che la mia descrizione non è poi così astrusa.
Giriamo facciata e ascoltiamo il lato B che si apre con Love Is Just A Fever , un pezzo swing con tanto di coretti femminili ma cantato con una voce che sembra provenire da una caverna, segue Screwing Dead , un punk-blues degno del miglior Jon Spencer o dei Chrome Cranks e con tanto di sax straziante tipicamente stoogesiano; Loooking For Love torna sui ritmi lenti e sofferti già ascoltati sul lato A ed è un pezzo ispiratissimo, All The Colors Of Your Love è un altro brano crampsiano di grande e ipnotico rock’n’roll, chiude il tutto la scanzonata ma minacciosa filastrocca Two Pachucos, Satan And Me , una favola sonora non esattamente adatta ai bambini.
Se c’è una cosa che amo, a differenza di molti ai quali si chiede forzatamente di compilarle, sono le playlist di fine d’anno, sono sempre molto curioso di sapere quali sono i dischi che più sono piaciuti ai vari appassionati di rock’n’roll ed ovviamente spero di incuriosire chi legge la mia. Ebbene nella mia lista degli album preferiti del 2016 i posti sono da oggi solo nove in quanto uno sarà certamente occupato da questo bellissimo esordio dei Lucyfer Sam , sperando che i componenti della band vogliano dare un seguito a cotanta malata magnificenza.

Voto: 8,50/10
Luca Calcagno – IYEzine.com 05/04/2016

 

Ho messo su il disco senza leggere le note, di solito preferisco fare così per non farmi influenzare da quello che leggo, così mi sono detto… accidenti come assomigliano ai Ray Daytona! Leggo le note e i membri sono due dei Ray Daytona fra cui Rosie e appunto Ray (fra parentesi uno dei miei amici più cari), si aggiunge Rev. Jungle alla voce e She Hellcat dei torinesi Killer Klown mentre Tony alla batteria, vecchio amico senese ex Cannibals . Lo dico subito, l’open Black Prisoner è STRATOSFERICA!!! Bellissima, basta quella per convincermi ad acquistare il disco. La loro caratteristica è che il loro suono è marcio nel midollo, lo si sente e lo si avverte, un po’ come i Cramps di Human Fly per intenderci. Però questi suonano, non vanno tanto per il sottile e le capacità e la convinzione in quello che fanno colpisce dal primo ascolto. Roba per deviati del RNR

Stefano Ballini – Trippa Shake Webzine 25/04/16

Giusto qualche tempo fa mi chiedevo che fine avesse fatto Ray Daytona coi suoi Googoobombos ed eccolo rispuntare con questo all-star project che risponde al nome di Lucyfer Sam (in dichiarato tributo ai Pink Floyd di Syd Barrett) e fresco d’esordio discografico sull’attivissima Area Pirata. Oltre a Ray e Rosie, pure lei proveniente dai Googoobombos, partecipa al progetto anche gente dei Killer Klown, garage band italiana, e dei londinesi Cannibals.

La ricetta, come facile immaginare, è quella di un garage punk con spiccate tendenze tex-mex, surf e rockabilly, generi ai quali tutti e cinque i Lucyfer Sam danno del tu da molto tempo. Scendendo nel dettaglio, va subito a segno la bomba garage “Black Prisoner” con la schietta strafottenza esibita dalle voci e fa centro anche “All The Colours of Love”, di chiara ispirazione cramps-iana. Bella anche “Song For A Googoo”, con un’ inaspettata attitudine mod, mentre dalla picaresca “Jungle” in poi, pur mantenendo saldamente i piedi nelle loro staffe, i Lucyfer Sam s’affacciano sovente dalle parti di Tom Waits e Bob Dylan, come in “The Boy Who Fears The Devil” e “Looking For Love”. Un disco allegro, colonna sonora adatta a fare baldoria nelle peggiori bettole in compagnia di barflies e go-go girls, con intramezzi sabbiosi da barbecue nel deserto del Mojave e intriso di bourbon dalla prima all’ultima nota.

Andrea Sestri – The New Noise 26/04/2016

 

Loro, una Superband nell’accezione più nobile. Voi, salutate fin da subito tutte le velleità che agiscono per accumulo. L’addizione votata  all’ hype non abita qui. Lucyfer Sam rappresenta un progetto genuino, nato spontaneamente dall’incontro fra musicisti, dalla loro lunga frequentazione e dalla volontà di raggiungere un obbiettivo comune: promulgare un linguaggio Rock  pericoloso, sporco e sempre meno inflazionato.

Ray Daytona (chitarra) e Rosie (voce e basso) dai Ray Daytona and Googoobombos , Rev Jungle (voce) e She-Hellcat (voce e farfisa) dai Killer Klown e Tony Rathskeller (batteria) dai Cannibals . Sono queste le figure leggendarie dell’underground nostrano (e non) che compongono la band ufficiale. Un connubio che restituisce sonorità coerenti con il percorso delle formazioni sopracitate aumentandone la vena demoniaca. Garage-Punk e Psichedelia oscura – come avrete intuito la ragione sociale deriva dal famoso pezzo dei Pink Floyd , qui leggermente adattato -, lande Morriconiane immerse nell’incubo (“Snake”, “Jungle”), e richiami eighties di genere: “Black Mirror” sembra uscita da uno dei primi lavori di Leighton Koizumi e i suoi Morlocks , mentre brani come “The Boy Who Fears The Devil” presentano sullo sfondo i fantasmi di Erick Lee Purkhiser  (Cramps) e  Jeffrey Lee Pierce (Gun Club).

Registrato in analogico al T.U.P. Studio di Brescia da Brown Barcella e Pierluigi Ballarin  e masterizzato al Mystery Room di Milwaukee, il lavoro conserva la bellezza mozzafiato degli orizzonti spietati ritratti da Sergio Leone ed il mistero truculento del Fulci nazionale. Il bellissimo  artwork  porta la firma di Riccardo Bucchioni . Se avete una vaga idea del perché avete cominciato ad ascoltare questa musica, dovete farlo vostro.

Voto 4/5
Alessandro Rossi – RockLab.it 14/05/2016

 

Non so se lo siano. Ma ai Lucyfer Sam piace fare gli ubriaconi. Quelli che vomitano per strada. E tu gli passi accanto e ti scatarrano addosso. E ti fanno le boccacce. E ti bestemmiano dietro. Quello che fanno in strada, lo fanno anche in studio, mettendo su un disco dove ti sembra di incontrare i Beasts of Bourbon o gli Ants di Adam Ant che hanno esagerato con le pinte di birra. O BBQ che mendica per una bottiglia di quello buono. O i Violent Femmes che stanno per chiudere il loro spettacolo di canzoni di strada.
O i Popes che si sono persi Shane McGowan e brindano al suo rientro. O, se non affretti il passo, può capitarti di avvertire il crepitio sinistro dei Not Moving (Snake) o dei Twin Guns (Jungle).  Un disco piacevolmente alticcio, fatto da gente che, nonostante i trascorsi (Cannibals, Killer Klown, Ray Daytona and the GooGooBombos) non ama prendersi troppo sul serio e, ridendo e scherzando, mette fuori un album mica male. Uno di quelli che non ti annoi. Che non ha un pezzo uguale all’altro e di certo dentro ce ne trovi uno che ti piace. Ah! Giusto! ” E Barrett?” vi starete chiedendo? Non c’è. ” Non sta bene. Ha preferito rimanere in albergo”, ancora una volta.

Voto 7/10
Lys Di Mauro – Distorsioni Web Magazine di Rock 18/05/2016

 

I tipi di Area Pirata si dimostrano sempre sul pezzo e lanciano sull’asfittico mercato nostrano il supergruppo garage che non ti aspetti: I Lucyfer Sam sono una gang stradaiola composta da vecchi volponi dell’underground italiano; Rev Jungle e She Hellcat degli hard punkers Killer Klown, Ray Daytona e Rose dei garage surfers Googoobombos capitanati dal primo, e infine Tony Rathskellers, già batterista dei Cannibals di Mike Spencer.

Insomma, la carnazza sul fuoco c’è, i presupposti per un’ottima uscita pure: “Lucyfer Sam” non tradisce le attese, i nostri costruiscono un solidissimo album di rock’n’roll garagistico cosparso di petali surf e blues. Per gli amanti degli accostamenti stilistici, immaginate un mistone satanico di Cramps, Gun Club, Tav Falco e Nick Cave. La band possiede la capacità di  alternare sapientemente i registri pur mantenendo uno stile ben definito, quasi “tradizionale”; così, all’attacco stordente e sottilmente violento di Black Prisoner si susseguono episodi più suadenti come Jungle (per chi scrive uno dei brani più riusciti della raccolta), a stomp furiosetti come Song For A Googoo fa poi eco il blues caracollante di Looking For Love . Insomma, l’esperienza c’è e si sente. La voce di Rev Jungle è sufficientemente sboccata e ubriaca per la parte, la chitarra di Ray Daytona e una garanzia, l’onnipresente Farfisa di She-Hellcat fa il resto.

Ulteriore valore aggiunto è la decisione di uscire solo con l’edizione in vinile (numerate a 300 copie) che tanto i cd non se li accatta più nessuno. Bravi.

Denis Prinzio – Impatto Sonoro 22/06/2016

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