Bloody Riot – Rivoltiamo

A oltre quarant’anni dai dischi che hanno contribuito a definire l’hardcore punk italiano, i Bloody Riot tornano con Rivoltiamo, un nuovo album di inediti prodotto dall’esigenza di confrontarsi con il presente.
Nato dalla reunion seguita alla scomparsa del cantante Roberto Perciballi, il disco affronta temi come la repressione del dissenso, l’abuso di potere, il regime del 41 bis, la manipolazione dell’informazione, il suprematismo, la devastazione ambientale, le dipendenze e il disagio sociale. Testi sprezzanti, rabbiosi e lucidi si intrecciano a un suono fedele alle radici della band: puro “Ardecore de Roma”.
Rivoltiamo non è un esercizio nostalgico. È la voce dei Bloody Riot nel 2026.

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Etichetta: Area Pirata / Hellnation

20.00

68 disponibili

Bloody Riot – Rivoltiamo

A oltre quarant’anni dai dischi che hanno contribuito a definire l’hardcore punk italiano, i Bloody Riot tornano con Rivoltiamo, un nuovo album di inediti nato non dalla nostalgia, ma dall’esigenza di confrontarsi con il presente.
La scintilla è arrivata in modo inaspettato. Quattro anni fa, durante il funerale di un’amica, alcuni vecchi compagni di strada si sono ritrovati dopo molto tempo. Da quell’incontro è nata la proposta di partecipare a un importante festival e, quasi senza accorgersene, la band si è rimessa in moto. Accanto ai membri storici Lorenzo Canevacci, Alex Vargiu e Fabiano “Master” Bianco sono entrati Valerio Lazzaretti e Simone Lucciola, già coinvolti nel concerto tributo dedicato a Roberto “Perci” Perciballi, storico cantante della band scomparso negli anni precedenti.
Dopo il festival sono arrivati nuovi concerti in tutta Italia. Bari, Firenze, Pisa, Perugia, Bologna. Ma riproporre esclusivamente il repertorio degli anni Ottanta ha presto mostrato i propri limiti. Da lì è nata l’urgenza di scrivere nuove canzoni, capaci di raccontare il mondo di oggi con lo stesso spirito che animava i Bloody Riot delle origini.
Le canzoni di Rivoltiamo affrontano temi come il regime del 41 bis, la repressione del dissenso, l’abuso di potere, il peso delle istituzioni religiose nello spazio pubblico, le nuove dipendenze, la manipolazione dell’informazione, il nazionalismo, la devastazione ambientale e il disagio esistenziale. Testi diretti e schierati, meno sloganistici rispetto al passato ma altrettanto sprezzanti e determinati nel colpire il bersaglio.
Il disco contiene anche momenti più personali. Parole al veleno è dedicata a Roberto Perciballi, la cui presenza continua a farsi sentire nell’identità della band. Ultima chiamata ricorda invece Massimo Lala dei Last Call. Particolarmente significativa è Cuore bugiardo, una rilettura critica di Bitch, vecchio brano del repertorio Bloody Riot, che trasforma una pagina controversa del passato in una riflessione sulla solitudine, l’incomunicabilità e la difficoltà di costruire relazioni autentiche.
Musicalmente il disco resta fedele a ciò che la band ha sempre definito con orgoglio “Ardecore de Roma”: un hardcore punk essenziale, diretto e senza compromessi. Le registrazioni sono state completate con il contributo di Claudio Finelli alla batteria durante una pausa temporanea di Fabiano Bianco, successivamente rientrato nella formazione.
Anche l’artwork sviluppa il concetto che attraversa tutto l’album. Rivoltiamo parla infatti di rivolta, ma soprattutto di rovesciamento: delle prospettive, dei ruoli, delle gerarchie e delle narrazioni dominanti. L’immagine di copertina nasce proprio da questa idea di inversione dei rapporti di forza e mette in scena, con il linguaggio provocatorio che ha sempre caratterizzato la cultura punk, il rifiuto delle relazioni verticali e autoritarie. Per la diffusione online si è scelto di utilizzare una versione parzialmente censurata dell’illustrazione, mentre la versione integrale sarà presente all’interno dell’edizione fisica del disco.
Il titolo racchiude il significato dell’intero lavoro: rivolta come opposizione, ma anche come ribaltamento di prospettive. Perché il mondo è cambiato negativamente rispetto agli anni Ottanta, ma molte delle ragioni che allora alimentavano rabbia, conflitto e desiderio di trasformazione sono ancora davanti ai nostri occhi.

APC99/HELLP053

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Recensioni:

Qui Italia, anno 2026 d.C., ma sembra di essere tornati al Medioevo: la (mala)politica e il clero si arrogano ancora il diritto di intromettersi nelle scelte di un festival musicale, protestando e mettendo il veto sulla presenza di una band garage blues/punk al suddetto festival, arrivando a fare pressione per ottenere la censura e l’annullamento dell’esibizione di quel determintato gruppo “per motivi di ordine pubblico” perché, a detta degli scandalizzati timorati di Dio che hanno sollevato un polverone mediatico in nome della violazione di presunti valori religiosi cattolici da parte di questa band (che tra l’altro aveva già preso parte allo stesso festival, in passato) nel moniker si richiama al demonio, è stata considerata “anticristiana” e dunque giudicata “satanica” e incompatibile col “decoro cittadino e morale” che sarebbe stato offeso dalla partecipazione di questi ragazzi (strumentalizzati in un avvilente teatrino demagogico, e ai quali va tutta la nostra solidarietà). Ci sarebbe da ridere, ma non siamo nel 1026 e constatare che oggi ci sia in giro ancora gente benpensante che vorrebbe tornare ai tempi dell’Inquisizione e delle Crociate contro gli “infedeli”, è una questione piuttosto surreale e grottesca, indice di un substrato di bigottismo e finto perbenismo che viene esercitato con brutale arroganza da emissari replicanti di un Potere che sta avendo una recrudescenza di ottusità e oscurantismo. L’unico aspetto positivo di questa vicenda è che ha generato tanta pubblicità gratuita ai membri di quel progetto, e magari tante persone, spinte dalla curiosità e dalla voglia di “trasgredire”, inizieranno a scoprirli e ascoltarli.

Blasfemia, sacrilegio, il rock ‘n’ roll percepito come una “minaccia” manco fossimo negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando i fanatici integralisti cattolici bruciavano i dischi dei gruppi ritenuti “sovversivi”: come avrebbe risposto a queste accuse un gruppo come i romani de Roma Bloody Riot? Probabilmente assestando ai politicanti/preti un paio di “Mortacci vostra” e sciorinando un salutare rosario di bestemmie, tanto per fare incazzare ancora di più i ferventi e feroci seguaci religiosi, discendenti di coloro che, nei secoli scorsi, nella loro opera di “evangelizzazione” hanno sterminato centinaia di milioni di persone nel mondo per “educare” le masse di miscredenti e convincerli dell’esistenza di un amico immaginario invisibile che ti punisce per l’eternità se non segui alla lettera il suo decalogo.

Ma perché citare proprio i Bloody Riot? Per due motivi:

1) In questo periodo storico-sociale segnato dal riemergere prepotente di rigurgiti nazifascisti, nuovi estremismi di intolleranza religiosa e sentimenti nostalgici verso dittature totalitarie (che hanno trascinato il mondo nel baratro della Seconda Guerra Mondiale, causando decine di milioni di morti) è più che mai necessaria la presenza e la rabbia sociale del veterano combo punk/hardcore romano, antimilitarista e antiautoritario, da sempre poco incline a compromessi e fiero oppositore dell’ordine costituito e delle istituzioni borghesi, nonché una delle voci più intransigenti e credibili dell’underground italiano, tra le più veraci nel vomitare disgusto contro l’edonismo disimpegnato degli anni Ottanta (i cui effetti tossici si riverberano ancora oggi nel tessuto sociale del “Bel Paese”, oggi anestetizzato dai social network, che vanno ad aggiungersi alle armi di distrazione di massa dell’epoca, le televisioni private e le droghe pesanti utilizzate come clava dal Potere per reprimere il ribellismo e annientare le istanze rivoluzionarie delle nuove generazioni) e tra le poche a essere sopravvissute a quattro decenni di accidentato percorso (nel quale però possono fregiarsi del fatto di essere il primo gruppo capitolino ad autoprodurre il proprio materiale, in particolare l’Ep omonimo del 1983) e a essere arrivate, seppur tra varie vicissitudini, ai giorni nostri.

2) E’ uscito un loro nuovo album, e questa è una splendida notizia, perché significa che il rock ‘n’ roll nei sotterranei è ancora vivo e ha ancora delle cose da dire.

Dopo lo scioglimento avvenuto nel 1987 e alcuni successivi tentativi di reunion, e a dieci anni dalla scomparsa del frontman originario Roberto “Perci” Perciballi (indimenticata voce di anthem di fuoco anarcoide come “Naja de merda“, “No eroina“, “Contro lo stato” e “Teppa life“) e spinti anche dalla necessità di scrivere un nuovo capitolo della propria storia aggiungendo nuova musica al proprio repertorio classico, i Bloody Riot sono riusciti a tornare in sella con una nuova line up, con i membri storici Lorenzo Canevacci (alle chitarre) Alex Vargiu (basso) e Fabiano “Master” Bianco (batteria) oggi affiancati da due voci, Valerio Lazzaretti e Simone Lucciola (già coinvolti nel concerto tributo dedicato a Perciballi) e quest’anno hanno pubblicato un nuovo disco, “Rivoltiamo“, realizzato grazie a una coproduzione tra HellNation e Area Pirata.

Fedele al proprio stile schietto, sguaiato e spietato, l’ensemble mette insieme dieci brani (rilavorandone alcuni, come “The noise” e la controversa “Bitch”, riveduta e corretta nel testo e oggi rinominata “Cuore bugiardo“) che si ricollegano alle radici hardcore punk (anzi, “Ardecore de Roma“) degli Eighties, dall’approccio diretto e provocatorio, e che non hanno perso un grammo di cazzimma ed efficacia, sorretti da un muro di suono devastante, e nati dall’urgenza di confrontarsi con il presente e lo stimolo di trattare tematiche di stretta attualità, senza cedere il passo ai cliché della reunion in nome della nostalgia.

Reverend Shit-Man – IYE – 13/07/2026

Interviste:

Giugno 2026
Tiratura: 300 copie

Note di Alex Vargiu – 24-06-2026
In questo fantastico mondo virtuale succedono cose che restituiscono alla vita la bellezza magica che altrove sembra perduta. No! Manco per il cazz..! In questo fango digitale di tecnototalitarismo, succedono cose che noi non riusciamo a cambiare e ci stiamo rassegnando ai rischi di autocensura e di ripiegamento verso modalità di linguaggio conforme alle regole borghesi, al fine di evitare sanzioni algoritmiche e pesanti denunce giudiziarie per reati d’opinione. Mentre il mondo continua a dibattere quale sia la parola migliore per descrivere l’inenarrabile orrore di un genocidio, in questo nostro fantastico mondo virtuale non si può scrivere cazz., ne tanto meno a disegnarlo a meno che non lo si rivesta di dollari. Noi non possiamo scegliere quali parole risparmiarci, è un lusso che non ci è concesso, e un bel cazz., l’abbiamo disegnato sulla copertina dell’album, ma poi abbiamo dovuto autocensurarci per l’oggettiva impraticabilità di diffondere sul web. Abbiamo usato la più celebre coppia di animali antropomorfi, per sviluppare il concetto che attraversa tutto l’album.
Rivoltiamo parla infatti di rivolta, ma soprattutto di rovesciamento: delle prospettive, dei ruoli, delle gerarchie e delle narrazioni dominanti. L’immagine di copertina nasce proprio da questa idea di inversione dei rapporti di forza. Pippo è disegnato al negativo, a evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, mettendo in scena, con un linguaggio provocatorio che ha sempre caratterizzato i Bloody Riot, di rifiuto delle relazioni verticali e autoritarie. Per la diffusione online si è scelto di utilizzare una versione parzialmente censurata dell’illustrazione, mentre la versione integrale è presente all’interno dell’edizione fisica del disco.
Il ritorno della band è accaduto più per un evento accidentale che per una scelta deliberata. Quattro anni fa al funerale di Roberta Pagnini, ci siamo ritrovati dopo molto tempo.
Da quell’incontro è nata la proposta di partecipare a un importante festival e, quasi senza accorgersene, la band si è rimessa in moto. Accanto ai membri storici Lorenzo Canevacci, Alex Vargiu e Fabiano “Master” Bianco sono entrati Valerio Lazzaretti e Simone Lucciola, già coinvolti nel concerto tributo dedicato a Roberto Perciballi, storico cantante della band scomparso negli anni precedenti. Dopo il festival sono arrivati nuovi concerti in tutta Italia. Bari, Firenze, Pisa, Perugia, Bologna. Ma riproporre esclusivamente il repertorio degli anni Ottanta ha presto mostrato i propri limiti. Da lì è nata l’urgenza di scrivere nuove canzoni, capaci di raccontare il mondo di oggi con lo stesso spirito che animava i Bloody Riot delle origini.

DICHIARATO MORTO, primo brano dell’album, è dedicato ad Alfredo Cospito detenuto alla tortura del regime carcerario del 41 bis con la clamorosa sentenza della Cassazione che ha classificato come strage politica e attentato alla sicurezza dello stato, un atto volutamente dimostrativo, privo di vittime o feriti.
MANGANELLO, la personificazione del cosiddetto sfollagente, che attribuendosi caratteristiche e sentimenti umani, parla in prima persona esprimendo la sua natura più autentica.
RADIO MARIA è un atto d’accusa a denunciare l’influenza dominante del grande network Radio Maria e dei segnali via etere che invadono l’intero territorio nazionale. Radio Maria, ovunque giri lei se pia.
CUORE BUGIARDO, è una rivisitazione doverosa del brano Bitch, il cui testo scritto con superficialità, ha pregiudicato negativamente il valore che fino ad allora avevamo dato prova, fino a decretare il boicottaggio e il ritiro dalla distribuzione del libro autobiografico della band pubblicato nel 2001 da Onda Rossa Libri. Il nuovo testo fa riferimento a chi è cresciuto in ambienti abusanti con ripetute esperienze traumatiche ed esprime il senso di solitudine esistenziale, l’incomunicabilità e l’impossibilità di stabilire relazioni autentiche.
PAROLE AL VELENO è un pezzo scritto da Lorenzo nei giorni successivi la morte di Roberto Perciballi, ed ovviamente a lui è dedicato.
ANNUSA ABUSA. L’ansia severa, la paranoia e le psicosi tossiche hanno un impatto devastante negli ambienti punk hard core. Una volta considerata la droga dei ricchi, non solo per il suo costo elevato, ma perché generava un senso di onnipotenza e di esaltazione di sé, e il suo consumo nelle classi dominanti ha sempre avuto la funzione specifica di potenziare l’aggressività come strumento sistemico utilizzato per mantenere il proprio status quo. Soltanto i padroni usavano la cocaina, alla manovalanza di destra reclutata tra i giovani neofascisti venivano date le Plegine, anfetamine a basso costo. Oggi invece il prezzo è calato e il suo consumo si è diffuso in tutte le classi sociali, insinuandosi anche negli ambienti militanti antagonisti. Incontriamo sempre più spesso turbo coatti catturati dal profitto, senza etica di solidarietà, che usano le persone puramente come strumento per i propri scopi, che prendono senza chiedere e filano avanti dritto. Ma anche chi lavora per pagarsi lo sballo e in un cortocircuito finiscono per usare la sostanza per combattere la fatica e gestire i quotidiani ritmi lavorativi.
PATRIOTTISTA PATRIOTA. Viviamo un’epoca in cui le persone meno competenti tendono a sopravvalutare le proprie capacità, alcuni di loro detengono il potere politico economico del mondo e dal culto della personalità, si è giunti ora al culto dell’ignoranza. Una situazione particolarmente favorevole alla diffusione di visioni e comportamenti di estrema arroganza. Trovano terreno fertile fantasiosi speculatori che analizzano i meccanismi attraverso cui l’informazione può essere manipolata, la disinformazione diffusa e la verità nascosta. Nascono come funghi i nuovi patrioti, che sostengono la retorica della sovranità nazionale e dell’identità culturale, una cultura della disinformazione e della mancanza di conoscenza.
EVAPORATO è una visione distopica del disastro ambientale e spesso irreversibile dell’ecosistema, causato dall’attività umana per i piccoli e grandi profitti, “Padrone infame inquini per denaro, in faccia un giorno te sparo”.
THE NOISE è un pezzo del vecchio repertorio che abbiamo riproposto nella versione originale.
ULTIMA CHIAMATA. Dedicato al cantante dei Last Call, Massimo Lala, che ha scelto di lasciare questo mondo, consapevole delle conseguenze del proprio atto. Chi di noi non ha avuto pensieri fugaci che la vita non meriti di essere vissuta, senza arrivare a progetti concreti e meditati di suicidio. Chi si ammazza è spinto da un bisogno urgente e intenso di conforto da un’intollerabile situazione di vita. Se è vero che le condizioni di vita troppo spesso sono realmente indegne, è altrettanto vero che la società dovrebbe sostenere la dignità umana, ma questo è il grande inganno della democrazia moderna, dove il potere decisionale è spesso accentrato nelle mani di élite economico-finanziarie, e i cittadini per limiti cognitivi, hanno un’influenza sempre più ridotta sulle scelte politiche fondamentali.

Consideravamo di registrare l’album da tempo, ma Fabiano Master Bianco si è preso una lunga pausa, così lo scorso anno abbiamo assoldato Claudio Finelli, un giovanotto energico e promettente.
Fabiano è ora tornato tra noi come Rat Scabies con i Damned e siamo pronti a suonare i nuovi brani dal vivo.
Valutiamo qualsiasi proposta. Chiamateci ovunque voi siate e vi raggiungeremo.

Intervista ai Bloody Riot da parte di Antonio Bacciocchi sul suo blog – 08/07/2026

Da una coproduzione di HellNation e Area Pirata è uscito “Rivoltiamo”, il nuovo album dei BLOODY RIOT.
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, la band romana spiazza di nuovo tutti con un lavoro travolgente e devastante. Hardcore punk violentissimo, spietato, che non fa prigionieri.
Consueta attitudine, produzione sonora eccelsa che esalta la compattezza del sound, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive di primissima qualità.
Ritornano oggi come allora le tematiche per cui si “combatteva” 40 anni fa, evidentemente e tristemente ancora attuali: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti.
Album super!

Alex Vargiu e Lorenzo Canevacci hanno risposto ad alcune domande.

Un ritorno spettacolare, che non solo conserva ma anzi amplia la potenza sonora e lirica della band.
Dunque l’età non conta…lo spirito continua.
In che modo sono nati i nuovi pezzi? E in quanto tempo?

Alex:
Dopo diversi concerti era impossibile continuare a suonare sempre gli stessi vecchi pezzi, anche con l’inserimento di qualche cover, la storia diventava noiosa, e si sarebbe conclusa come altre volte per inerzia. Abbiamo provato a suonare un paio di brani che avevo registrato anni prima, ma non funzionavano, a quel punto è scattata la molla e in breve tempo abbiamo tirato giù tutti i brani che sono contenuti nell’album.
Avremmo dovuto registrarli due anni fa con Fabiano Master Bianco, ma si è allontanato dalla band.
In sostituzione è arrivato Claudio, un giovanotto di trentacinque anni che ci ha aiutato per qualche mese, poi lui è migrato in Belgio per lavoro e si è interrotta la sua collaborazione.
Siamo stati fermi per circa un anno, parentesi che ho trascorso per curare i miei problemi fisici, poi durante una festività, Claudio è tornato a Roma e siamo riusciti a registrare le basi. Abbiamo iniziato a scrivere brani originali con Fabiano nei giorni in cui Alfredo Cospito era in sciopero della fame.
Gli anarchici avevano attaccato dei manifesti alla fermata dell’autobus tutti scritti a mano come si usava negli anni settanta, un dettaglio suggestivo che mi ha suggerito l’idea per il pezzo Dichiarato Morto.
Paradossale che il disco è andato in stampa quando il Ministero della Giustizia ha rinnovato a Cospito la detenzione in regime di 41-bis.

Lorenzo:
Sono convinto che lo spirito sia lo stesso, la potenza sonora è cresciuta grazie a svariati anni di esperienza in più come strumentisti e alle migliori possibilità delle tecnologie di registrazione missaggio e mastering.
Dal punto di vista delle liriche, i testi che scriveva Roberto a 20 anni erano efficaci, taglienti ma chiaramente più sloganistici.
Sono certo che anche Roberto (Perciballi, voce del gruppo, scomparso nel 2016), fosse ancora tra noi, sarebbe fiero di questi testi perché esprimono la stessa rabbia e lo stesso antagonismo ma in maniera più articolata ed adulta.

La registrazione come è avvenuta?

Alex:
Le registrazioni si sono svolte con continue interruzioni: grande difficoltà all’inizio per l’incertezza sulla concessione delle ferie di Claudio che sarebbe dovuto scendere a Natale, poi a Pasqua, infine non si capiva quando.
Finalmente è riuscito a tornare a Roma, e in una mattina abbiamo registrato le basi di batteria. La situazione è diventata piuttosto frustrante quando il fonico dello studio, Danilo Silvestri, si è trovato carico di impegni e non aveva il tempo per finire le nostre registrazioni.
Avremmo voluto mixare in analogico, fermare lo studio per un’intera settimana e usare la consolle e le macchine analogiche dello studio, ma con gli scampoli di tempo a disposizione abbiamo terminato le registrazioni in digitale. La masterizzazione di Alan Douches, infine ha compattato il suono.

Lorenzo:

Abbiamo cominciato a scrivere nuovi pezzi fin da quando abbiamo ripreso a suonare con Fabiano alla batteria e la gran parte dell materiale l’abbiamo messa su con lui. Poi Fabiano si è preso una pauaa per motivi personali e con l’ottimo Claudio Finelli abbiamo arrangiato gli ultimi 2 o 3 brani e con lui abbbiamo affrontato le session di registrazione.
Le riprese sono state abbastanza rapide e sono durate una settimana circa, mentre il mix lo abbiamo affrontato in vari giorni distanziati, per effettuare riascolti, capire le problematiche varie, così si è protratto un poco di più.
In generale però direi che è stato un lavoro spontaneo e affrontato con entusiasmo e voglia di esprimerci al massimo, senza troppe pippe mentali.

I testi parlano di repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
Non è cambiato niente dopo 40 anni, la realtà costringe a riparlare delle solite problematiche mai risolte, anzi, in molti casi peggiorate.
Credete che un certo tipo di musica sia ancora in grado di influenzare la vita dei più giovani, come è stato per noi 40 anni fa?

Alex:
La musica influenza ancora profondamente la vita dei giovani, anche solo per un benessere emotivo, ma sono sopraffatti dalla quantità di offerta online.
Il flusso digitale ininterrotto e il sovraccarico cognitivo li porta inevitabilmente ad avere un approccio superficiale, senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Un giovane d’oggi dovrebbe concentrarsi su cosa è essenziale e stabilire cosa tiene insieme gruppi di persone che condividono gli stessi stili di vita, e gusti estetici che si differenziano da quelli della società dominante.
Non li biasimo se non ci riescono, quando ero giovane ogni spazio sociale e culturale era occupato dal dibattito politico, a dodici anni già desideravo fare politica, si moriva per la politica, ma ho smesso di comprendere l’incomprensibile ed ho accettato il caos, per questo sono diventato mio malgrado un punk. Ho agito secondo un approccio pragmatico ed istintivo, senza seguire una forma di manifesto programmatico, ma avevo consapevolezza della mia propria identità, la mia coscienza di classe. Avere radici solide mi ha garantito una stabilità emotiva.
Oggi ho la sensazione che l’essere “proletario” abbia perso importanza, la frammentazione del mondo del lavoro moderno, rende difficile riconoscersi in un’identità collettiva e questo riflette profondamente nella coscienza dei giovani. Come possono stabilire dei legami che definiscono l’appartenenza ad una sottocultura, quando ciò che tiene insieme oggi le persone si basa principalmente sull’interdipendenza e sulle relazioni affettive?
Non voglio rincorrere e intercettare il gusto dei giovani con short-video e slogan. Approfondire come gli algoritmi manipolano la loro attenzione, mi interessa solo per una analisi dei fenomeni sociali. L’album è stato realizzato in vinile per un target appartenente alla nostra generazione o poco più giovane.
Anche la celebre coppia di animali antropomorfi usata in copertina fa parte di un ricordo condiviso. Pippo è disegnato al negativo, ad evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, non so se ora è diventato un super eroe o semplicemente uno sbirro come il sorcio.
Tutto può essere, da quando la Mondadori è passata nelle mani della Fininvest di Silvio Berlusconi, di colpo Zio Paperone è diventato generoso.

Lorenzo:
La società che ci circonda se da un punto di vista è cambiata molto in 40 anni, non ha certo risolto le sue contraddizioni e disuguaglianze, anzi…I motivi per urlare il dissenso stanno ancora tutti lì.
Credo che i giovani oggi non siano più così ricettivi verso forme musicali come il rock n’ roll, il punk e suoi derivati. Mi sembra ascoltino tutt?altro, ma poi qualche pischello che conosce i classici dei Bloody Riot e li canta sotto al palco, ci stupisce sempre e contraddice questa mia visione pessimistica.

Cosa avete ascoltato durante la composizione e registrazione dell’album? In che misura certi ascolti possono averlo influenzato?

Alex:
Ho sempre ascoltato diversi generi musicali, quando ho scoperto il punk rock e avevo solo un paio di dischi, usavo ascoltare a 45 giri i vecchi album dei Rolling Stones o degli Yardbirds, che successivamente ho dato via per acquistare altri dischi punk, ma che nel giro di qualche anno ho finito per ricomprare.
L’umore e il mio stato d’animo influenzano la mia selezione musicale giornaliera, perciò spazio dal punk al power pop, dal garage al soul, dal dark alla musica classica.
Non posso dire altrettanto quando prendo lo strumento in mano, perché non mi sono evoluto e suono la chitarra sempre con lo stesso approccio punk, vado dove mi portano le dita.
Quando abbiamo ripreso a suonare hard core l’approccio al basso elettrico, che non è il mio strumento, si è rivelato più difficoltoso delle volte precedenti. Ho dovuto esercitarmi e fare esercizi di stretching per raggiungere la scioltezza e la fluidità necessaria per correre sulla tastiera e non finire dal fisioterapista. Per comporre ho dovuto riprendere in mano la chitarra e in un solo pomeriggio ho tirato fuori i riff per tre brani. L’arrangiamento l’abbiamo elaborato in sala insieme a Fabiano.
Io e Lorenzo abbiamo sempre avuto un diverso approccio nella composizione che con il passare del tempo è diventato più evidente. Siamo diversi ma anche complementari, per esempio, mentre lui usa la tradizionale logica di scale maggiori, io cerco di usare delle note dissonanti per creare tensioni cromatiche e instabilità emotiva all’interno del brano.
Il ritorno dei Bloody Riot è accaduto più per un evento occasionale che per una scelta deliberata. Al principio avrebbero dovuto alternarsi più cantanti in un percorso itinerante in varie città. Di fatto nessuno ha risposto all’appello e sono rimasti Simone e Valerio. Scrivendo nuovi brani abbiamo fatto dei testi molto stringati dove entrambi si alternano rappando. Questo ci contraddistingue rispetto a prima.
I nuovi Bloody Riot sono qualcosa di non ancora svelato.

Lorenzo:
Devo dire che di hardcore punk ascolto prevalentemente roba “storica” di nuovo mi vengono in mente solo gli Off! , che avendo Keith Morris alla voce sono nuovi per modo di dire.
Non credo di essere influenzato da nuove band, semmai da un background di ascolti che si è accumulato negli anni e che ormai fa parte del mio DNA musicale.

All’album seguirà un tour di supporto?

Alex: Non abbiamo pianificato alcun tour, non siamo in grado di farlo da soli, avremmo bisogno del supporto di qualcuno che creda in noi.

Lorenzo:
Abbiamo alcune date in cantiere a partire da settembre ed abbiamo pubblicato un comunicato sulla pagina Bloody Riot per dire che siamo su piazza per promuovere il disco, chiunque possa e voglia farci suonare ppuò contattarci tramite i nostri social.