Views – MOTHER TAPES: Anthology 1986/1990

DCD
Aprile 2021
Tiratura: 500 copie

Formato: Tag
Etichetta: Area Pirata

15.00

1 disponibili

Views – MOTHER TAPES: Anthology 1986/1990

(The VIEWS were one of the brightest and most hidden pearls of the 80’s Italian underground music scene, claims Roberto Calabrò (author of “Eighties colours. Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni Ottanta”) in the introductory notes of this double CD retrospective. The band, led by Giovanni Ferrario, was formed in 1983, and only a few years later appeared on the scene with a debut album.
Delicate melodies, guitar weaves, visionary atmospheres – all this is Views.
The double CD you hold in your hands contains the tracks of the two published vinyls of the group, “Mummycat The World n. 2” and “Namby-Pamby”, plus a series of demo and live versions and rare rehearsal room four-track recordings,
twenty-eight songs that give us back the fascinating musical parable of one of the most genuine and unique bands that the Italian underground scene has ever given birth to!)I VIEWS sono stati senza dubbio una delle perle più brillanti e nascoste della scena underground italiana degli anni ’80, così sostiene Roberto Calabrò (autore di “Eighties Colours. Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni 80”) nelle note introduttive di questo doppio CD.

La band capitanata da Giovanni Ferrario si forma nel lontano 1983, ma soltanto qualche anno dopo si affaccerà sulla scena con un disco.
Melodie delicate, intrecci chitarristici, atmosfere visionarie: tutto questo sono i Views.
Il doppio CD che avete tra le mani racchiude per la prima volta i due vinili del gruppo, “Mummycat The World n. 2” e “Namby-Pamby”, più una serie di demo, versioni live e rare registrazioni realizza su un quattro piste in sala prove.
Ventotto brani che ci restituiscono l’affascinante parabola musicale di una delle più originali formazioni che la nostra scena underground abbia mai partorito.

Gli amici conoscono la mia ostinazione nell’evitare qualsiasi cosa abbia a che fare con la nostalgia e sanno quanto sia debole la mia memoria. Nonostante ciò e non potendo cancellare le mie tracce, ricordo con piacere gli anni della mia, chiamiamola, formazione. Vivevamo in lande culturalmente deserte, in Italia una generazione pensante era appena stata spazzata via (dagli eventi?). Credo da questo nascesse la necessità che ogni nostra intuizione e ogni nostro atto trovassero immediatamente un significato preciso, anche politico. Il tentativo era creare qualcosa che soddisfacesse in primo luogo noi stessi, ma che dovesse poi trovare spazio in un posticino preciso dell’universo.
L’atteggiamento era quello di molte band dell’epoca: questa è la nostra roba, se ti piace serviti pure, se no puoi andartene affanculo! Di certo la cosa non ha mai funzionato bene, ma che importa? Oggi che ogni idea e ogni gesto sono studiati per essere funzionali al mercato capisco bene quanto quegli anni pionieristici siano stati importanti per la mia crescita umana e artistica
“.
Giovanni Ferrario

TRACKLIST:
CD 1
1 – SAY IT! 4:55
2 – THE RAINING MAN 5:22
3 – EVERYBODY’S GOT SOMETHING TO HIDE EXCEPT ME AND MY MONKEY 3:16
4 – RED FLOWERS MOON LIGHT 5:29
5 – PATTY FLAN 2:31
6 – MUMMYCAT 3:43
7 – CIRCLE 4:43
8 – SHE’S GOING OUT 3:20
9 – WE’RE GONNA HAVE A REAL GOOD TIME TOGETHER 3:33
10 – THE MIRROR 6:14
11 – TILL THE MONEY GONE 3:21
12 – PLEASE LINDA TALK 3:49
13 – OCEAN 4:09
14 – FLOWERS ON THE DESERT SAND 3:56
15 – ENOUGH FOR YOU 4:10
16 – TELL YOU SOMETHING 5:06

CD 2
1 – EXPECTATIONS 5:02
2 – CITADEL 3:43
3 – WILD PIG 3:00
4- SELF-MADE MAN 3:09
5 – SO YOU WANT TO BE A ROCK AND ROLL STAR 3:01
6 – NOT SO EASY 4:13
7 – HELP YOURSELF 4:13
8 – GOOD PICS 4:44
9 – I DON’T KNOW WHY I GOT YOU 4:29
10 – HOW THEY LIVE 2.29
11 – OH DEAR 2:29
12 – FEAR 4:53

 

Consigliato:

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Recensioni:

La premiata Area Pirata continua ad andare avanti e indietro nella storia del rock ‘n’ roll, italiano e non.

Stavolta tocca fare un salto nella seconda metà degli anni Ottanta, nella provincia italiana, in quello che fu il primo gruppo di Giovanni Ferrario all’epoca ancora diviso tra pittura e musica e poi, negli anni Novanta e Zero, musicista ricercatissimo sia come solista sia come co-protagonista nei dischi di Scisma, PJ Harvey, Micevice, Hugo Race.

Siamo a Brescia e Giovanni si reinventa cantante e chitarrista e scopre un amore inconsapevole per band come Rain Parade, Church, R.E.M. e gli Egyptians di Robyn Hitchcock: una via d’uscita coloratissima dal grigio/nero della dark-wave che ancora detta legge nel circuito alternativo e indipendente italiano e che trova compimento nelle prime scritture autoctone della band che intanto lo ha ingaggiato. I brani di Namby Pamby, il mini di debutto, portano tutti la sua firma e quelli del disco successivo, MUMMYCATtheWORLDn° 2 che registra l’ingresso di una bellissima seconda voce femminile in alternanza con quella di Giovanni, vengono agganciati a cover originalissime dei sempre amati Beatles e Velvet Underground. Dischi bellissimi entrambi, allora incensati dalla critica (che incensava spesso anche a sproposito, ma non è questo il caso, NdLYS) e adesso passati in quell’anticamera del dimenticatoio da cui li ritira fuori l’etichetta toscana pubblicando l’intera produzione del gruppo bresciano, raccattando anche tra le demotape pur di tirare su un doppio cd destinato a colmare la lacuna di una mancata ristampa del loro materiale e a diventare l’opera omnia di una delle migliori formazioni di area neo-psichedelica italiana, col suo carico di canzoni ariose e variopinte, a volte leggerissime come se fossero gonfie di elio e facessero fatica a zavorrarsi a terra, più raramente invece animate da un’urgenza che è più simile ad una fuga orizzontale (Red Flowers Moon Light, Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey, Circle) e che ancora oggi, come trentacinque anni fa, riescono ad afferrare il bianconiglio per la coda, legarlo ad un palloncino e lasciarlo ascendere verso le nuvole di zucchero filato.

Noi da qui gli guardiamo il culo, scambiandolo per un batuffolo di cotone.

Lys Di Mauro 13/04/2021

All’interno dell’articolata scena neopsichedelica degli anni ’80 possiamo trovare gruppi di cui si è parlato troppo poco. Uno di questi casi è indubbiamente quello dei Views, una formazione originaria di Brescia il cui leader era Giovanni Ferrario, cultore dei Rolling Stones e del suono chitarristico dei grandi Television. Ora la meritoria Area Pirata li ristampa in un prezioso doppio cd intitolato Mother Tapes Anthology 1986/1990 proseguendo l’opera di disseppellimento delle pepite dell’epoca. Temo però che non vedremo mai ristampati i primi dischi dei No Strange (per colpa della Toast) e dei Birdmen Of Alkatraz (per volere in questo caso dei membri del gruppo).
Siamo di fronte ad una ristampa particolarmente succulenta che racchiude i 2 vinili pubblicati all’epoca dai Views ovvero Mummycat The World n.2 e Namby-Pumby oltre a materiale altrimenti inedito costituito da demo, brani dal vivo e registrazioni di archivio. I Views avevano un suono particolare e originale, uno psycho-pop chitarristico (ci sento la lezione dei citati Television) con inflessioni post punk e grande attenzione alla melodia ’60. Uscito per la milanese Crazy Mannequin Mummycat The World n.2 è il loro disco migliore. Sin dalla traccia iniziale “Say It!” veniamo catapultati in universo pieno di suoni, colori e buone vibrazioni. Siamo di fronte ad un suono chitarristico e leggermente acidulo che non ha niente da invidiare ai gruppi del cosiddetto Paisley Underground.
Impossibile non farsi coinvolgere dall’atmosfera genuinamente ’60 di brani come la suadente “The Raining Man” e l’acida e psichedelica “The Mirror”. “She’s Going Out” è invece una preziosa ballata con in evidenza la cantante Emanuela Esquilli. Ci sono poi 2 cover ovvero “Everybody Has Something To Hide Except Me And My Monkey” dei Beatles e “Red Flowers Moon Light” di Lou Reed. “Patty Flan” è surreale mentre “Mummycat” è una grande canzone psycho-pop. Purtroppo per i Views l’album venne pubblicato fuori tempo massimo (nel 1990) quando ormai la forza propulsiva della neopsichedelia si stava affievolendo e il grunge era alle porte. Alla fine la musica è anche una questione di mode portate avanti dalle riviste specializzate. In ogni caso questa raccolta è davvero completa e la consiglio caldamente a chi voglia recuperare un pezzo della cultura musicale italiana del periodo.

Cesare Buttaboni – Debaser.it 14/04/2021

Altro colpaccio messo a segno dalla benemerita label pisana Area Pirata, che recupera e restaura un’altra chicca, di certo sconosciuta ai più: un doppio cd antologico che raccoglie il materiale inciso dai Views, band neopsichedelica di Brescia, guidata da Giovanni Ferrario, attiva nella seconda metà degli anni Ottanta, colpevolmente poco considerata-elogiata ai tempi e, col passare dei decenni, caduta nell’oblio. Oggi questa raccolta rappresenta uno dei fiori all’occhiello della serie “Eighties Colours Reissues” (ispirata dal libro di Roberto Calabrò) che l’etichetta toscana dedica alle ristampe dei gruppi che hanno caratterizzato la scena neopsichedelica italiana degli anni Ottanta. E riporta alla luce questa grande musica criminalmente snobbata, e rende giustizia a un combo nostrano capace di proporre una brillante rielaborazione della psichedelia dei Sixties mischiata al power pop e a certe inflessioni elettriche di matrice (post) punk. Fossero stati una band nata a Los Angeles, sicuramente i Views sarebbero stati ricordati, oggi, come uno dei gruppi più validi della scena del Paisley Underground, movimento col quale condividevano affinità sonore. Ahiloro, purtroppo siamo in Italia, il Paese del festival di Sanremo, e quindi se proponi musica di qualità (che non sia la solita lirica, o quella classica) ma non ti adegui al carrozzone del poppettino delle canzonette sdolcinate dalle rime stucchevoli “fiore-cuore-amore-dolore”, ben presto finisci inevitabilmente nel dimenticatoio. E così è stato anche coi Views. Ma per fortuna oggi possiamo almeno goderci questi 28 brani.

“Mother Tapes Anthology 1986/1990” contiene i brani del mini-album “Namby Pamby” (1988) e dell’unico Lp della formazione, “Mummycat The World N° 2” (1990) più altro materiale presente in versione demo o catturato dal vivo. Ci sono le cover, con cui la band omaggia Beatles (“Everybody’s got something to hide, except me and my monkey”) Velvet Underground (“We’re gonna have a real good time together”) gli Stones (con la non scontata “Citadel”, in versione live, tratta dal bistrattatissimo “Their Satanic Majesties Request”, rivalutato poi dal primo punk inglese come allucinato feticcio psych da contrapporre al troppo perfettino “Sgt. Pepper’s” degli Scarafaggi) e il jingle-jangle Byrdsiano (“So you want to be a rock ‘n’ roll star”, ma la cui influenza torna anche nelle autografe “She’s going out” e “Say it!”).

Ci sono cavalcate elettro-lisergiche che non avrebbero sfigurato nel repertorio dei Dream Syndicate (“Circle”, “The raining man”, “Help Yourself”) e sfuriate cowpunk à la Meat Puppets (in “Enough for you” e “Ocean”). C’è un richiamo all’indie-pop britannico coevo (sembra di sentire dei Vaselines in acido nel brano “The Mirror”, con tanto di presenza femminile ad accompagnare il canto) e a melodie a metà strada tra i Jesus and Mary Chain (“Please Linda Talk”) e lo shoegaze alla My Bloody Valentine (nella bellissima “Fear”). C’è la lezione scintillante imparata dai Television (“Good Pics”) divertissement Kinksiani (“Wild Pig”) ballad Barrettiane stralunate (“Mummycat” e “Patty Flan”) e forse anche una puntatina nell’indie/alternative d’oltreoceano (in “Oh Dear” pare quasi di ascoltare dei Sonic Youth sballati suonare nel deserto del Mojave).

Uno dei tesori nascosti dell’underground musicale italiano meglio conservati, insomma. Back from the grave? A suo modo sì. E che l’opera di disseppellimento di altri eccellenti cadaveri continui.

Reverend Shit-Man – InYourEyes ‘zine 17/04/2021

L’atteggiamento era quello di molte band dell’epoca: questa è la nostra roba, se ti piace serviti pure, se no puoi andartene affanculo! Di certo la cosa non ha mai funzionato bene, ma che importa?” (Giovanni Ferrario-Views)

Leggere queste parole oggi dove tutto è finalizzato ad un riscontro economico e di visibilità fa un certo effetto, non si tratta del classico “si stava meglio quando si stava peggio”, non siamo nostalgici e non ce ne può fregare di meno, è il fine a fare la differenza. Siamo nel 1983, i Views si formano in quel di Brescia, le influenze musicali sono quelle garage-psichedeliche anni 60 o per meglio dire della allora nascente scena musicale (principalmente californiana) chiamata Paisley Underground; Rain Parade, Green On Red, Dream Syndicate, R.E.M. , un gran bel sentire non intaccato dallo scorrere del tempo. Un “best-of”, una cosa un pò inusuale per noi di Roots! ma con la quale era giusto prima o poi confrontarsi, in realtà il titolo dell’album in questione è Mother Tapes Anthology 1986 / 1990 e raccoglie sia il materiale dei primi (ed unici) due album in studio, Mummycat The World n. 2 (1986) e Namby-Pamby (1988), che svariate versioni outtakes, cover, registrazioni live ed altre inedite per un totale di 28 tracce, un lavoro non di poco conto e del quale se ne è fatta carico la piccola ed ostinata etichetta indipendente italiana Area Pirata Rec , non solo un best-off quindi ma molto di più; Giovanni Ferrario, Dario Pironi, Nico Meteo, i fratelli Luca e Livio Ruggenenti e Giovanni Iside, questi erano i View nei più o meno “favolosi” anni 80; musica vecchia si dirà, si, forse, boh, fortunatamente nella musica lo scorrere del tempo è relativo (e soprattutto è ciclico), resta una musica che sa trasmettere ancora emozioni ed è ancora attuale (ne sanno qualcosa i Dream Syndicate che hanno ripreso a  pubblicare dopo quasi 40 anni tornando al loro vecchio sound). E si parte proprio con la bellissima Say It! che apriva il loro primo album, un piccolo capolavoro di garage psichedelico che non sarebbe dispiaciuto ai R.E.M. di Murmur o Reckoning , chitarre languide e frizzanti sopra un tappeto ritmico tipicamente beat ed un refrain altamente contagioso, una naturalezza oggi quasi impensabile e non è da meno l’incedere brillante di The Raining Man , un pezzo così trascinante e vitale da sembrare fuori luogo per questi tempi bui (eppure bisogna pur credere che prima o poi finiranno). Ma ecco quella cover che proprio non ci aspettavamo, una tiratissima e quasi punk Everybody’s Got Something To Hide Except Me And My Monkey dei Beatles, non sui livelli dell’originale ma come cover tanto di cappello, semplicemente devastante; una prima considerazione, questa musica è tutto un fiorire di colori, aromi e sensazioni che non possono non rimandare (e non potrebbe essere diversamente) ad un tempo che ormai appartiene al passato ma sia ben chiaro, almeno per quel che ci riguarda non c’è alcuna nostalgia, semplicemente parlare di musica (e non un semplice recensire) vuol dire anche questo; ed allora perdetevi nelle atmosfere psycho garage di Circle, una ballata senza tempo che sa di deserto, polvere, immagini in bianco e nero, cinema underground. A questo punto dovremmo fermarci per non cadere nel solito volantinaggio pubblicitario da cassetta della posta ma come si fa?? Un pezzo come She’s Going Out meriterebbe di comparire direttamente sulle pagine di una rivista come Rolling Stone e non certo su queste ben più umili e modeste, un pezzo cantato a due voci semplicemente stupendo, per armonizzazioni, lavoro corale ed un refrain che vi farà innamorare del primo palo della luce che troverete sul marciapiede, pezzo prevalentemente acustico  giocato tutto sugli intrecci armonici delle chitarre di scuola Dream Syndicate e come tutti gli incantesimi del momento destinato a finire. Nelle tracce risalenti al loro secondo album, Namby Pamby, le sonorità si fanno leggermente più “moderne” (per l’epoca ovviamente), forse appena più “pop” pur conservando le proprie radici in un suono anni 60, passiamo così dalle avvolgenti atmosfere di Till The Money Gone dai tratti quasi brit-pop alla più leggera e sognante Please Linda Talk ed ancora alle atmosfere elettriche ed adrenaliniche di Enough For You (quel pezzo perfetto che fonda insieme le sonorità dei migliori Smith s a quelle dei Dream S.). Il resto di questo doppio CD è tutto, ma proprio tutto, da scoprire e da gustare; nel 1988 vi avremmo detto di correre subito nel vostro più vicino negozio di dischi e di farlo vostro ma oggi? Oggi dobbiamo lasciarvi un link, ed è comunque un ottimo link (cosa non scontata), almeno sapete dove andare e sarà, quasi, come entrare in un vero negozio di dischi; Views-Mother Tapes Anthology 1986 / 1990 è più di un viaggio nostalgico, ma non dobbiamo dirvelo noi, ascoltate questi brani e ve ne renderete conto da soli; “parafrasando” (e neanche troppo) Giovanni Ferrario “questa è la nostra roba, se ti piace serviti pure, se no puoi andartene affanculo!” (da Roots! ). Buon ascolto.

Simone Rossetti – Roots! 23/04/2021

Ma chi erano mai questi Views? Credo vi possa bastare l’ascolto dell’introduttiva Say it! Per capire chi fossero negli anni ’80. Una band underground in grado di affrontare il palco attraverso idee sonoro emozionali e comunicative, in cui trovavano posto ragionevolezza e visionarietà, spinte da una vocalità calda e avvolgente, come dimostrano le armonie raccontate da tracce come The raining man, in cui la linea vocale (non so per quali strane ed incomprensibili ragioni) ho finito per associare a quella di Tim Armstrong.

Ma chi erano mai questi Views? Erano una band che dalla Brescia degli anni ’80 non ha ottenuto il meritato successo, rimanendo ai margini dell’undergrond, ma riuscendo comunque a disegnare gemme sonore, come la cover speed di Everybody’s got something to hide except me and my monkey e Patty flan, giocoso divertissement che ci porta nel mondo dei Velvet Underground (Mummycat) più volte citati indirettamente ed omaggiati con We’re gone have a real good time toghether.
Ma quindi, chi erano mai questi Views? Una band, ahimè, sottovalutata, che ha trovato un’immeritato oblio nonostante una matrice psycho pop, in grado di offrire un porto sicuro alle armonie anni ’60 e alle innovative virate anni ’70, nelle quali ci si “specchia” attraverso giochi chitarristici posti tra disordine post punk e alleggerimenti estranianti.
Il disco, o meglio il doppio disco, rispolverato da Area Pirata, offre la riedizione dell’LP Mummycat the world n°2 e il piccolo gioiello Namby-Pamby che riparte da dove i geniali e metaforici reverse di Mirror avevano concluso. L’extended played, inquinato da un aria new wave nell’incipit di Till the money gone, peraltro pronto a strizzare l’occhio ad un sound d’oltremanica, si regge sulla rock ballad di Please linda talk, un piccolo grande capolavoro. Sulla stessa linea compositiva si allineano poi le poveri west di Ocean e la soffice esplorazione musicale di Flowers on the desert sand che dona luce ad un EP che, ascoltato oggi, acuisce i rammarichi di un sentiero interrotto troppo presto.
A dare voce al mondo Di Giovanni Ferrario, sono infine 12 tracce ospitate nel secondo cd, in cui si alternano demo, live e cover di un mondo che, almeno io, oggi guardo con gli occhi dell’odiata nostalgia.

Loris Gualdi – Music on TNT 13/05/2021

Giovanni Ferrario, prima di diventare uno dei produttori più richiesti dagli artisti indie italiani e internazionali (Le Luci della Centrali Elettrica, Scisma, PJ Harvey & John Parish, Hugo Race & The True Spirit, Sepiatone, Grimoon) e di aver pubblicato dischi da solista, si è fatto le ossa nella seconda metà degli anni ‘80 con i Views.

L’Area Pirata, come sempre, ha la dote di un archeologo di riportare alla luce degli importanti reperti musicali dimenticati, ma che sono preziosi per chiunque non solo che sia appassionato di musica di qualità, ma che voglia anche comprendere cosa si muoveva nel sottobosco indie italiano degli anni ‘80.

In questo caso l’etichetta pisana ha publicato in un doppio Cd i due vinili del gruppo: “Mummycat The World n. 2” e “Namby-Pamby” e una bella manciata di live e demo e cover. Il trio, divenuto poi un quartetto, bresciano risentiva molto delle influenza prima del Paisley Underground e poi dell’indie-pop/post rock proveniente da oltreoceano. Nei 28 brani di questo doppio cd, infatti si passa dallo psychedelic-pop-garage di “Say it!” alla ballata elettro-acustica di Mummuycat”, passando per la scoppiettante “The mirror” e la cover dei Velvet Underground “We’re gonna have a real good time together”. Tra i brani più riusciti sicuramente il post-punk avvolgente di “Please Linda talk” e il country-rock serrato di “Ocean”. Questo per quanto riguarda i due vinili.

Passando ai demo e ai brani dal vivo affascina la cavalcata slacker di “Expectations”, lo scoppiettante e vibrante garage-pop di “So you want be a rock and roll star”, cover dei Byrds, come il post-punk circolare di “Good pics got you” e il tirato indie-rock di “I don’t know why I got you”. Un recupero veramente prezioso!

Vittorio Lanutti – RockOn.It – 30/05/2021

Interviste:

Gerry Ranson – Vive Le Rock! (zine/web) – 23/04/2021

Long lost 80s garage-psych exponents VIEWS are the subject of a new anthology.

Hüsker Dü melodic punk with Rain Parade psych and Sarah Records indie jangle, but with a distinct European edginess, to terrific effect.

Views made their recording debut on the now classic comp Rockbeef alongside big-hitting scenesters Not Moving and Liars, before presenting their own debut mini-album Namby Pamby in 1988.

This was followed by the suitably weirdly-titled full-length Mummycat The World No.2 in 1990, featuring 8 originals, plus covers of Lou Reed’s ‘Real Good Time Together’ and The Beatles’ ‘Everybody’s Got Something To Hide Except For Me And My Monkey’, thus completing the sum total of their officially released recordings.

Released through Area Pirata, Mother Tapes Anthology 1986-1990 brings together both albums while a second disc features the Rockbeef track ‘Expectations’, plus 11 other demos and live tracks.

Bertrand Tappaz – Chronique 2021 – 24/05/2021 – VOIX DE GARAGE GRENOBLE

Sous cette belle et intrigante pochette se trouve compilée 28 titres de VIEWS un quatuor italien drivé par Giovanni Ferrario (qui collaborera ensuite avec John Parish, PJ Harvey, Hugo Race & True Spirit…) dont j’ignorais totalement l’existence !
Dès la 1ère écoute du CD 1, j’ai été impressionné : je me suis dis “c’est varié, mais ça reste très homogène et personnel, avec des chansons qui ont une vraie forte personnalité” !
Les 16 titres de ce 1er CD sont : l’intégralité de leur album de 1990 accompagné par les 6 chansons qui figurait sur leur mini-album de 1988.
Sur le CD 2 on trouve 12 titres avec alternance de démos et de live, qui ne font pas doublons avec les chansons sorties finalement sur les 2 disques officiels de Views.
Le tout est accompagné d’un beau et sobre livret de 12 pages, avec de liner notes signées de Roberto Calabrò connu pour son excellent livre « Eighties colours. Garage, beat e psichedelica nell’Italia degli anni Ottanta ».
Je ne vous cacherai pas qu’il sort des quantité de rééditions dont je ne comprends absolument pas l’utilité (autre que pécuniaire s’entend) mais dans le cas des VIEWS c’était une grande idée !!!
Malheureusement pour eux ils avaient bien plus que « 5 years ahead of their time »… plutôt 15 ans d’avance !
Views pratique une sorte d’Indie Rock / Pop fortement imprégnée de Psychédélisme. Mais un psychédélisme non pas lymphatique et enfumé, mais bien au contraire : puissant et intense !
Prenez un peu de la Pop Indie anglaise naissante (Sarah Rds) une grosse louchée de Paisley Underground et un peu de son australiens subtils (Died Pretty / The Church) et voici l’univers dans lequel évoluait Views ! Un syncrétisme très en avance sur son temps et qui lui a donné cette forte personnalité, probablement trop unique pour son époque (voir pour la notre) !
À cela vous ajoutez quelques moments bien perchés à la limite de l’Art Rock et vous voici avec une GRANDE ŒUVRE !!!
Qu’est-ce que c’est BEAU !
Du Rock racé, avec la class et l’élégance des grands !