“Wild Women Don’t Have the Blues”, il nuovo album della cantautrice, polistrumentista e onewomanband Elli de Mon, è disponibile in formato CD, LP e digitale per l’etichetta indipendente italiana Area Pirata Records. L’uscita è anticipata dall’omonimo libro a firma Elisa De Munari, nome anagrafico dell’artista come scrittrice, e dal video del singolo “Strange Fruit”, diretto da Emilio Torreggiani. Seguito ideale di “Countin’ the Blues” (Area Pirata, 2021), il disco segna il ritorno all’inglese dopo “Raìse” (Rivertale Productions, 2025): chitarre ruvide e battiti essenziali per dieci brani traditional di Sister Rosetta Tharpe, Mamie Smith, Ida Cox, Etta Baker, Billie Holiday e altre voci del primo blues afroamericano, dove il blues è materia viva e storia di resistenza. “Strange Fruit”, cantata in una chiesa e intrecciata a un antico canto funebre veneto, è dedicata ai bambini di Gaza.
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“Wild Women Don’t Have the Blues”, il nuovo album della cantautrice, polistrumentista e onewomanband Elli de Mon, è disponibile in formato CD, LP e digitale per l’etichetta indipendente italiana Area Pirata Records. L’uscita è anticipata dalla pubblicazione, con la stessa label, del libro omonimo a firma Elisa De Munari – nome anagrafico utilizzato dall’artista in qualità di scrittrice – e dal video del singolo “Strange Fruit”, estratto dall’album.
“Wild Women Don’t Have the Blues” rappresenta idealmente il seguito del precedente “Countin’ the Blues” (Area Pirata, 2021), album che ha riscosso un’ottima accoglienza dalla stampa soprattutto inglese, con passaggi anche alla BBC, correlato al libro “Countin’ the blues. Donne indomite” (Arcana Edizioni), incentrato sulle regine del blues degli anni 20 del secolo scorso. Dopo la pubblicazione dell’ultimo album “Raìse” (Rivertale Productions, 2025), dove indaga le proprie radici in dialetto vicentino, Elli de Mon torna alla lingua inglese, insieme a chitarre ruvide e battiti essenziali, là dove il blues non è ancora storia fissata, ma materia viva, inquieta, piena di nomi dimenticati e voci rimaste ai margini: le donne afroamericane del primo blues. E lo fa interpretando dieci brani traditional di Sister Rosetta Tharpe, Jesse Mae Hemphill, Mary Alice and Alan McGowan, Mattie Mae Thomas, Mississippi Matilda Powell, Mamie Smith, Sister O.M. Terrell, Ida Cox, Etta Baker, Billie Holiday. Qui e nelle pagine del libro, c’è il coraggio di chi ha cantato contro il destino assegnato, la sfida alle convenzioni sociali, morali, persino musicali. Una storia di resistenza, prima ancora che di musica.
Il primo singolo estratto dall’album è “Strange Fruit” di Billie Holiday, con un video di Emilio Torreggiani – “Per molto tempo ho pensato che Strange Fruit fosse una canzone da non toccare. Poi ho capito che volevo ascoltarla fino in fondo per farlo avevo bisogno di cantarla. È un canto che continua a interrogarmi perché riesce a contenere insieme una bellezza quasi insopportabile e un orrore che non può essere addomesticato. Non offre consolazione e non chiede identificazione. Chiede soltanto di restare presenti, di accettare che esistano dolori che non possiamo comprendere fino in fondo ma che ci riguardano. Per questo ho scelto di cantarla in una chiesa, pur non essendo cattolica. Cercavo un luogo dove il silenzio fosse ancora possibile. Oggi le parole si consumano troppo in fretta, si fanno slogan vuoti e pericolosi, si accavallano fino a diventare rumore e il rumore finisce per coprire proprio ciò che più ci mette a disagio. Avevo bisogno di uno spazio in cui fosse l’ascolto a parlare. Nel cuore della mia versione ho intrecciato a Strange Fruit un antico canto funebre veneto, nel quale un padre piange la propria figlia morta. È un’immagine che in questi mesi ho visto riaffiorare senza tregua davanti agli occhi, nei corpi dei bambini uccisi a Gaza, nel dolore dei padri e delle madri costretti a portare ciò che nessun genitore dovrebbe mai portare. Da quella risonanza è nata questa scelta. Ecco perché questa interpretazione è dedicata ai bambini di Gaza.” Elli de Mon
Stavolta ho lasciato la citazione esattamente com’è nell’originale, quindi senza la “e” che prima avevo aggiunto prima di “per farlo avevo bisogno di cantarla”. Ho tenuto anche “anni 20” invece di “anni Venti”.
Crediti:
Elli de Mon : chitarre, lapsteel, batteria, sitar, organo
Ciro Montanari: tabla su “Hard working woman”, “I’m going down the road feling bad”
Giusi Pesenti: washboard su “Crazy Blues”, ossa su “I’m going to that city”, cucchiai e scacciapensieri su “Wild women
don’t have the blues”
Marco Parmiggiani: pedal steel guitar on “Wild women don’t have the blues”
Registrato, mixato e masterizzato da Marco Degli Esposti presso Happenstance Recording Studio a Carbonarola (Mn),
Italia.
Artwork copertina e progetto grafico di Riccardo Bucchioni
Foto di Denis Ulliana
Tracklist:
1.Two little fishes and five loavs of bread – Sister Rosetta Tharpe
2.She wolf – Jesse Mae Hemphill
3.My mother’s on the train – Mary Alice and Alan McGowan
4.Workhouse blues – Mattie Mae Thomas
5.Hard working woman blues – Mississippi Matilda Powell
6.Crazy Blues – Mamie Smith
7.I’m going to that city – Sister O.M. Terrell
8.Wild women don’t have the blues – Ida Cox
9.Going down the road feeling bad – Etta Baker
10.Strange fruit – Billie Holiday